Mia madre mi ha sempre insegnato a non chiedere mai scusa per le mie azioni quando sincere, di non pensare affatto alle condanne o alle conseguenze tristi a cui questo porterà.
Diranno che sei stato una canaglia, un dittatore, un presuntuoso, ma incoerente mai.
Avrai dalla tua parte amici veri e dall'altra vere sfide da affrontare con il cuore nelle mani.
Soltanto i più forti sanno sempre cosa dire innanzi al fato quando volge gli occhi in altre direzioni, io scrivo quel che avrei voluto dire per non esser sopraffatto dalla vita come la intendete voi.
Purtroppo non vedrò mai le stagioni trasformare i giorni in anni e il mio viso resterà giovane in eterno, senza più accusare affanni.
Purtroppo son già vecchio da vent'anni e per questo chiedo scusa perchè la forza di mentire non ce l'ho, su questo foglio lascio la mnia vita convinto come mai che lasciarvi non sarà cosa gradita.
Il tempo mi sarà debitore e debitore sarò io di un dolore che non meritaste mai.
Amici miei, compagni di risate, di poesie all'imbrunire, perdonatemi perchè domani non sarò più qui tra voi, vedrò il cielo sfumare, l'alba mi sarà complice di morte e non mi dovrò più scusare.
giovedì 10 febbraio 2011
martedì 8 febbraio 2011
DOMENICA ALTRO TRENO
A volte ti incastri.
Entri in galleria, ne uscirai, questa montagna non può durare per sempre! Tutte le gallerie finiscono!
Questa no.
Passa quella che ti sembra la metà.
<<Da qui tutta discesa - dici - il peggio è passato.>>
<<Regionale per Ancona 240 minuti di ritardo?!>>
Potrebbe andare peggio? Si.
Leggo.
Mezza pagina, una rima, una sola.
Incastrato. Incastrato in una rima.
Provo a distogliere lo sguardo, ma..
<<Cazzo!! Sono io quello li dentro!!>>
<<Checcazzo ci faccio io in una rima?!>>
Chi è lo stronzo che ti ha preso la vita, ne ha fatto inchiostro e l'ha gettata su un foglio riassumendola in 12 parole?
<<Bastardo.>>
La tua birra non ti aiuta, ti strappa via da te, ti ha preso.
<<Diamine!!>>
Ora sei nello stesso scompartimento coi tuoi pensieri. Soli. Tu e loro.
<<Bastardi.>>
Cominciano a parlare troppo per i tuoi gusti. Un altro sorso, magari vanno via.
Il quaderno ti fissa.
<<Tu sai chi ha scritto quella rima, vero?>>
Ti sudano le mani.
<<Forse.>>
Veramente lo sai già, ma credi che sentirtelo dire farà più male.
Hai bisogno del dolore per sentire che ci sei. Le altre emozioni non attecchiscono più sulla pelle.
Ti risvegli dal torpore della neve in stazione.
L'annuncio.
<<......320 minuti di ritardo. Ci scusiamo per.....>>
<<Dannata neve! La adoro.>>
Metà birra.
Sei certo che questa finirà, e farà male. Le cose buone, quando finiscono, ti fanno male.
L'ultimo sorso è aspro, metallico, come per prepararti gradualmente ad un gradevole dolore, il tuo, quello di cui hai bisogno.
Torni al quaderno.
Girando pagina ti tagli un dito.
Torni indietro e Le chiedi scusa.
Lei ti vuole.
Tu vorresti solo andare avanti.
Quello che di te resta sulla carta, nero, ti vuole fermo, freddo, dolorante.
<<Bastardo.>>
E' la terza volta oggi che ti dai del bastardo e ogni volta eri una persona diversa. Te stesso, Scrittore di Te stesso e Lettore di Te stesso.
RIMINI
PESARO
FANO
SENIGALLIA
ANCONA.
Devi cambiare.
Vita o treno?
Esci dal vagone e i menoquattro si sentono gelidi ed insistenti su per le maniche.
E comunque ti sudano le mani.
Devi entrare in un altro treno, li almeno non ti vedi.
<<Chissà cosa si prova a farsi tagliare un braccio da un treno>> Ti chiedi.
<<Boh.>>
Sali.
Saluti Qualcuno, non lo rivedrai mai più.
<<Arrivederci.>>
Bugiardi!
<<Però era simpatico.>>
OSIMO
VARANO
LORETO.
Vai a casa.
Domenica altro treno.
Entri in galleria, ne uscirai, questa montagna non può durare per sempre! Tutte le gallerie finiscono!
Questa no.
Passa quella che ti sembra la metà.
<<Da qui tutta discesa - dici - il peggio è passato.>>
<<Regionale per Ancona 240 minuti di ritardo?!>>
Potrebbe andare peggio? Si.
Leggo.
Mezza pagina, una rima, una sola.
Incastrato. Incastrato in una rima.
Provo a distogliere lo sguardo, ma..
<<Cazzo!! Sono io quello li dentro!!>>
<<Checcazzo ci faccio io in una rima?!>>
Chi è lo stronzo che ti ha preso la vita, ne ha fatto inchiostro e l'ha gettata su un foglio riassumendola in 12 parole?
<<Bastardo.>>
La tua birra non ti aiuta, ti strappa via da te, ti ha preso.
<<Diamine!!>>
Ora sei nello stesso scompartimento coi tuoi pensieri. Soli. Tu e loro.
<<Bastardi.>>
Cominciano a parlare troppo per i tuoi gusti. Un altro sorso, magari vanno via.
Il quaderno ti fissa.
<<Tu sai chi ha scritto quella rima, vero?>>
Ti sudano le mani.
<<Forse.>>
Veramente lo sai già, ma credi che sentirtelo dire farà più male.
Hai bisogno del dolore per sentire che ci sei. Le altre emozioni non attecchiscono più sulla pelle.
Ti risvegli dal torpore della neve in stazione.
L'annuncio.
<<......320 minuti di ritardo. Ci scusiamo per.....>>
<<Dannata neve! La adoro.>>
Metà birra.
Sei certo che questa finirà, e farà male. Le cose buone, quando finiscono, ti fanno male.
L'ultimo sorso è aspro, metallico, come per prepararti gradualmente ad un gradevole dolore, il tuo, quello di cui hai bisogno.
Torni al quaderno.
Girando pagina ti tagli un dito.
Torni indietro e Le chiedi scusa.
Lei ti vuole.
Tu vorresti solo andare avanti.
Quello che di te resta sulla carta, nero, ti vuole fermo, freddo, dolorante.
<<Bastardo.>>
E' la terza volta oggi che ti dai del bastardo e ogni volta eri una persona diversa. Te stesso, Scrittore di Te stesso e Lettore di Te stesso.
RIMINI
PESARO
FANO
SENIGALLIA
ANCONA.
Devi cambiare.
Vita o treno?
Esci dal vagone e i menoquattro si sentono gelidi ed insistenti su per le maniche.
E comunque ti sudano le mani.
Devi entrare in un altro treno, li almeno non ti vedi.
<<Chissà cosa si prova a farsi tagliare un braccio da un treno>> Ti chiedi.
<<Boh.>>
Sali.
Saluti Qualcuno, non lo rivedrai mai più.
<<Arrivederci.>>
Bugiardi!
<<Però era simpatico.>>
OSIMO
VARANO
LORETO.
Vai a casa.
Domenica altro treno.
8 ore
Il cambiamento spaventa chi riesce ad avvertirlo, nel silenzio lo tormenta, fino quasi a stordirlo.
Immobile cade a terra, chiude gli occhi e non pensa a come vincere la sua guerra.
Non si avverte la sua presenza.
Il mondo non lo capisce, lui non vuole essere capito, la sua mente lo ferisce, il suo corpo lo ha tradito.
Otto anni sono passati di vergogna e frustrazione, vissuti come ore, senza la minima reazione.
Ormai è sparito, è stato a galla fin troppo, alti e bassi lo hanno sfinito, il suo corpo si è distrutto.
Non c'è più quella speranza che lo faceva respirare, gli manca quella costanza capace di farlo galleggiare.
Il caso deciderà per lui, gli porterà un cambiamento onesto, nel momento in cui gli dirà che è troppo presto.
Nessuno lo noterà, nessuno vuol soffrire, questo lui lo sa.
Preferisce sparire.
Bastano otto ore per distruggere tutto.
Dopodiché è tutto più difficile.
Immobile cade a terra, chiude gli occhi e non pensa a come vincere la sua guerra.
Non si avverte la sua presenza.
Il mondo non lo capisce, lui non vuole essere capito, la sua mente lo ferisce, il suo corpo lo ha tradito.
Otto anni sono passati di vergogna e frustrazione, vissuti come ore, senza la minima reazione.
Ormai è sparito, è stato a galla fin troppo, alti e bassi lo hanno sfinito, il suo corpo si è distrutto.
Non c'è più quella speranza che lo faceva respirare, gli manca quella costanza capace di farlo galleggiare.
Il caso deciderà per lui, gli porterà un cambiamento onesto, nel momento in cui gli dirà che è troppo presto.
Nessuno lo noterà, nessuno vuol soffrire, questo lui lo sa.
Preferisce sparire.
Bastano otto ore per distruggere tutto.
Dopodiché è tutto più difficile.
martedì 18 gennaio 2011
UNA STORIA
sistemi compatibili tra loro
raccolti da scariche elettriche a
formare ritmiche perfette
non c'è assoluto tra loro, solo
situazioni particolari
troppo spesso strette
come manette
cosa farebbe uno senza l'orbita dell'altro
che lo attira verso se
rischiando
un morbido contatto
non c'è mai equilibrio
tra le forze
che lasci la corrente
tranquilla andare a valle
le acque si agitano e l'ossigeno manca ormai
da troppo
ma resta un senso di vita
che non si piega
si vuole andare avanti
fa male
non si distingue dove finisce uno
e dove inizia l'altro
cambia il ritmo e da alla testa
senza chiedere il permesso di implodere
ora le cose sono diverse
si rimane in silenzio sperando
che dall'altra bocca esca
una nuova melodia
non si da il la
non c'è stima, solo passione, istinti
voglia di trovare qualcosa di nuovo
in vecchi tessuti
ormai conosciuti
il desiderio di avere
ciò che si vuole
supera ben presto la cognizione della realtà
e si aspetta che l'altro muova
stasi.
difficile ripartire
decidere insieme
quale piede toccherà terra per primo
lo scopriranno tardi.
speranza.
zero forza, zero vita, solo attesa
nuovamente ed occasionalmente interrotta
da suoni che scandiscono
un ritmo lento e irregolare
non capiscono perchè sia così difficile
estendere i propri pensieri
alla mente dell'altro
un tempo ci riuscivano, un tempo era facile
naturale
riescono a dirsi
migliaia di parole
senza comunicarsi nulla
l'altro non capisce
attrito
si scalda la superficie di una relazione
dal nucleo congelato
odio
comunicazione
nuovi punti fermi
si delineano nell'orizzonte sfocato
dei due campi d'attrazione
sono emozioni
da molto non sentivano lo scorrere del tempo
non lo avvertivano nel modo corretto
la distanza aumentava
il ritardo
ora ritorna come una lingua di fuoco
percorre il suo tragitto verso l'estinzione
carica di energia
che un giorno finirà
tutto finisce
anche i ricordo
anche le parole hanno una vita
e così succede
per una storia d'amore
altro non è
che una serie di parole
pronunciate da due persone
quasi contemporaneamente
il tempo muove l'anima
porta cambiamento
sfalda un sistema già precario
spostando ritmiche un tempo perfette
ora fuori sincrono
l'attrazione gravitazionale
lentamente svanisce
deteriorandosi
la noia cancella
poco a poco
l'orbita
le storie finiscono
sabato 15 gennaio 2011
ALBA DI UN GIULLARE
Niente
Rimango con lo sguardo fisso sui quadretti di un quaderno che fanno male agli occhi, come guardare la neve in pieno inverno.
Spengo.
Non faccio caso a cosa ho scritto, probabilmente ora non lo capirei, ma lo conservo per il momento in cui sono certo che lo leggerei.
Direi che quel che faccio è per stare bene, per non aver preoccupazioni di sorta e poi trovare una persona con cui stare bene.
Invece per adesso non leggo queste parole, le canto solo per sentirne il calore. Perchè non c'è nessuno che possa sentire il mio dolore se non lo stronzo che mi esce da qui quando canto una canzone.
Ci sono due persone che convivono in me, distinte e separate come un giullare ed il proprio re. Così come senza l'altro sopravvivono a stento, si uccidono a vicenda per avere il sopravvento.
Questa situazione molto spesso mi fa male e sale letale il dolore di una metamorfosi carnale.
In ogni caso.
Vorrei capire chi sono.
Se sono il re della mia vita, allora voglio il mio cazzo di trono, potercambiare con uno schiocco di dita.
Se invece sono nato e morirò da giullare lascerò quello che di me resta al caso, continuerò a scrivere e cantare col sorriso lucente che mi sorge da sotto il naso.
Perciò.
Poichè non lo so ancora, che inizi la battaglia! Che entrino i leoni! Che si scannino i gladiatori e che il perdente si tolga dai coglioni!
La morte solo potrà dirmi come vivere, come continuare ad avere idee libere. E, si sa, son tutti più felici quando muore un re perchè , sapete, il mio giullare è più forte di me!
venerdì 14 gennaio 2011
importante è scoprirsi di nuovo
Rinascere a nuova vita per prepararsi a morire di nuovo, con calma. Senza preoccuparsi di una nuova morte in attesa. Che tanto ci sarà. Ma cosa importa! Adesso si ricomincia per l'ennesima volta e si da il massimo per restare in vita il più possibile. Annaspando per galleggiare a momenti e lasciandosi andare a fondo in altri. Toccarlo. Risalire. E' un ciclo che per me non si ferma da anni ormai e che è destinato a ripetersi per tanti altri anni ancora. Io sono pronto, forse, ad affrontare tutto quello che la vita mi manderà. Ora sto bene, ho poca gente al mio fianco, la mia compagine conta meno uomini delle dita delle mani, ma siamo legati da un'indissolubile fiducia e la caduta di un compagno non è contemplata. Nuove persone (e personaggi) si sono create un posto nel mio esercito di sopravvivenza e spero vivamente che si rivelino compagni fidati in guerra ed amici amorevoli e rispettosi nei momenti di pace. Nuova realtà che mi porta a vivere in un mondo diverso, nuovo. Vedo la rete sotto un'ottica nuova. Sono una parte di voi. Sono qua. Vivo. Per sempre.
MORTOUNVINZSENEFAUNALTRO***
MORTOUNVINZSENEFAUNALTRO***
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